Dopo la nascita dello Stato unitario, il Governo, nel tentativo di alleviare lo stato di degrado in cui versava una vasta parte del territorio nazionale, si fece promotore di un programma di "nuove opere straordinarie stradali ed idrauliche da farsi nel decennio 1881-1890." Il programma includeva le opere di costruzione di un nuovo canale in destra del Reno, con la funzione di convogliare le acque della pianura romagnola tra il Sillaro ed il Lamone, nel bacino del Reno, per recapitarle autonomamente al mare.
Si intendeva far cessare la condizione di grave deficienza di scolo di tale territorio, causata dal progressivo innalzamento dell'alveo del Reno, rispetto al quale erano ormai diventati inefficaci i continui interventi di adeguamento della rete scolante in gestione alle congregazioni.
In questa situazione, non vi era altra scelta che sacrificare una determinata porzione del comprensorio delle congregazioni, destinandola alle espansioni delle acque che non potevano essere immesse in Reno, cosa che si verificò nei comprensori delle congregazioni Fosso Vecchio, Canal Vela e Zaniolo.
La soluzione del problema era, quindi, quella già suggerita a suo tempo dall'abate Lecchi e, in anni successivi, dall'ispettore Spotini, di costruire un nuovo canale che affrancasse la rete scolante della bassa ravennate dalle quote del Reno.
Dopo l'approvazione del progetto di massima, l'opera venne inclusa tra le bonificazioni di prima categoria di esecuzione obbligatoria. Le congregazioni di scolo interessate si attivarono per ottenere l'affidamento dei lavori in concessione dallo Stato.



mappa